La storia

La devozione a san Giovanni Elemosinario

Per la comunità della Bragora, già custode di preziosissime reliquie come quelle del Battista, donate nel X secolo dal vescovo olivolense Domenico Talonico, fu motivo di grande onore accogliere nella sua chiesa il corpo di san Giovanni Elemosinano. Il possesso di reliquie era infatti motivo di gloria, fonte di ricchezza spirituale e di protezione per la città intera.

Quando, nel 1249, Lorenzo Bragadin, generale della flotta veneta, portò a Venezia il corpo del santo, nella zona di Rialto esisteva già una chiesa, a lui intitolata, che a buon diritto avrebbe dovuto ospitare la reliquia. Il fatto che questa fosse invece rimasta alla Bragora venne perciò interpretato come volontà del cielo: a ciò alludono infatti i racconti devoti sui ripetuti eventi miracolosi che, secondo la tradizione, avrebbero impedito il successivo trasporto del corpo a Rialto.

Nella lunetta di Jacopo Marieschi, collocata nella cappella dedicata al santo, è rappresentata l’accoglienza solenne riservata all’arrivo della reliquia in città. La grande fama di san Giovanni Elemosinarlo era da tempo giunta anche a Venezia grazie ai legami commerciali con l’Oriente; inoltre, il fatto che egli fosse stato patriarca di Alessandria d’Egitto, lo collegava idealmente al patrono di Venezia, san Marco, indicato dalla tradizione quale fondatore della chiesa alessandrina.

l’altare di san giovanni elemosinario
La devozione per san Giovanni Elemosinario era molto sentita, in modo particolare anche dalla comunità greca residente in città al cui clero era permesso di officiare alla Bragora in occasione della festa del santo, ricorrenza che a Venezia si celebrava il 12 novembre, data fissata dal calendario liturgico orientale. La fede nei poteri miracolosi della sacra reliquia induceva a condurre al sepolcro del santo i fanciulli moribondi.

Di Giovanni, nato a Cipro nella seconda metà del VI secolo, si racconta che, dopo la morte della moglie e dei figli, alienò tutti i propri beni e consacrò la propria vita a Dio e al prossimo.

L’appellativo di Elemosinano gli fu attribuito per la sua grande misericordia. Egli infatti sapeva farsi carico delle sofferenze del prossimo e si adoperava instancabilmente a offrire conforto spirituale e materiale a chiunque si trovasse nel bisogno. A questo scopo ad Alessandria fondò chiese, costruì ospedali e orfanotrofi e ordinò distribuzioni giornaliere in favore dei poveri che egli definiva i «suoi signori».

Il culto di san Giovanni Elemosinano richiamava la città opulenta al dovere della condivisione. L’intera comunità di Venezia, nonché il governo cittadino, preoccupato di controllare il fenomeno della mendicità, si mostrarono costantemente sensibili al valore del soccorso materiale e spirituale nei confronti dei più bisognosi; intenti caritativi infatti animavano le cosiddette «scuole» e i numerosissimi ospizi e ricoveri per indigenti sorti per iniziativa di congregazioni religiose o di semplici privati.